mar

27

lug

2010

Nuovo,vecchio calcio

La eco di un mondiale a dir poco deludente per l'Italia si è già sopita. Dopo le scontate considerazioni sui vari errori gestionali e le rituali critiche al tecnico

c'è stata una serie di proposte di rilancio, che tuttavia hanno avuto più riscontro mediatico che efficacia propositiva, salvo forse quella di affidare a un esperto

del settore il coordinamento delle Squadre Giovanili Nazionali.

 

Il calciomercato benché privo di colpi a sensazioni, eccettuato qualche probabile cessione clamorosa dall'estero, che conferma lo scadimento del nostro appeal,

ha contribuito a spostare l'attenzione dal vero nocciolo della questione, ovvero l'approfondimento dei motivi che portano il nostro calcio lontano dai livelli di vertice

che sono spesso stati raggiunti.

 

E' di questi giorni la notizia del flop della nostra rappresentativa Under 19 in Francia, che oltre a compromettere la competizione europea ci ha precluso la partecipazione al mondiale di categoria.

Un tempo recentemente passato le nostre Nazionali Giovanili, non solo la plurinominata Under 21, dominavano le manifestazioni similari, oggi siamo lontani anni luce non solo dalla Spagna (0 a 3 l'ultimo risultato) ma reggiamo a malapena il confronto con Portogallo, Svizzera e Austria che nelle ultime stagioni hanno intrapreso una politica federale tesa ad attivare un percorso di base con continuità programmatica.

Questo è il vero segnale negativo che dovremmo cogliere per recuperare terreno ed evitare un progressivo e inesorabile processo di declino dell'attività nazionale.

 

Stiamo perdendo l'identità calcistica in alcuni ruoli tradizionalmente di nostra prerogativa, non riusciamo cioè più a produrre nemmeno difensori e portieri. Stiamo in particolare rinunciando al nostro italico modo di fare calcio, quello "malizioso", opportunistico ma altresì spontaneo e creativo, piegandoci alla sacra ragione della funzionalità tattica che pure ci ha visto esportare modelli sia pure solo per l’organizzazione difensiva.

 

 

Tutto questo ha origini lontane. Il calcio com'è fu inventato dagli inglesi circa 130 anni fa: le regole erano le stesse di oggi. Le misure del campo e delle porte identiche, anche il numero dei calciatori lo stesso. Ma quelle misure erano attinenti alle prestazioni degli atleti del tempo e alla loro struttura fisica, non certo paragonabili a quelle dei loro colleghi.

Si è cercato di migliorare sempre più la performance atletica dei calciatori, ma quanto più creiamo fisici più veloci, resistenti, tanto più andiamo ad ampliare il problema: infatti tanto più i calciatori sono in grado di occupare in ogni modo e meglio il terreno di gioco, tanto più si riducono quegli spazi che nel tempo sono divenuti minori.

Non è pensabile tuttavia rimediare allargando i campi o alzando le porte o con la riduzione del numero dei calciatori, l'unico sistema è tornare a favorire la crescita Tecnica dei calciatori che avendo a disposizione meno metri e meno tempo di giocata dovranno tornare a essere sempre più Abili individualmente.

 

Se privilegiare l'aspetto atletico in modo preponderante rispetto a quello tecnico, non è corretto, ugualmente dare importanza assoluta alla tattica fin dall'età della formazione è completamente anomalo e aggrava il problema suddetto.

Nel 90% dei casi insegnamo troppa tattica ai giovani e diamo loro poche conoscenze. In particolare partiamo da un presupposto: la palla è in possesso degli avversari, quindi facciamo studiare come ridurre (ancora!) gli spazi dell'avversario e come ripartire una volta riconquistata la sfera.

Se saremo convinti dei nostri mezzi, della padronanza della palla, migliorando il bagaglio tecnico, facendoli esprimere, dando loro più autostima, più personalità, forse riusciremo a rovesciare il concetto, insegnando loro i movimenti per attaccare la porta avversaria.

E man mano che gli spazi inevitabilmente si restringono, per la difesa degli opponenti,   ecco che la fantasia torna al potere, che il dribbling è la soluzione che la giocata rapida e intuitiva non si insegna, ma si esegue, che l'estro non si condanna più,che lo schema è una trama da ricordare ma che la tecnica di superamento vale altrettanto (cito Nils Liedholm"Esistono due soli tipi di schema:L'uno -due ed il triangolo")

Infine,che la necessità di divertirsi è naturalmente insita in chi gioca,prima ancora di essere effetto per chi guarda.

 

Allora la rivoluzione di casa nostra deve accettare un genuino ritorno al passato. Occorre bandire le lavagne dagli spogliatoi delle Giovanili(quando non compaiono persino nelle Scuole Calcio)riconsiderare la veste dell’allenatore delle minori come Istruttore,dare a questo Soggetto la giusta tranquillità con assicurazioni di tipo economico ma soprattutto di durata di impegno contrattuale e vigilare che i programmi prediligano l'aspetto formativo tecnico dei soggetti e non solo la visione collettiva della logica di gruppo, assistiti questi programmi da forme di preparazione atletica più correttiva e formativa che consentono una ottimale crescita fisica del ragazzo.

 

E’ inutile dire che tutto questo dovrebbe essere sostenuto da profonde revisioni organizzative a sostegno del concetto-base . Ne individuo alcune ,ma molte altre saranno pensabili e valide: Una maggiore assistenza almeno informativa da parte dei Comitati Regionali (che potrebbero ricevere imput dal Settore Tecnico) presso le innumerevoli Scuole Calcio (sempre più da monitorare con attenzione); una presenza assidua di contatto da parte del Centro Nazionale di Formazione che dovrebbe essere creato in FIGC come coordinamento delle Squadre Giovanili Nazionali in rapporto sinergico con i vari Clubs professionistici;una regolamentazione attenta e presente (qui si!) sul reclutamento e tesseramento di giovani immigrati calciatori stranieri (in generale, non solo extracomunitari) che affollano i nostri vivai;una serie di iniziative di marketing a supporto di incentivazioni che premino la meritocrazia del talento prima ancora che la perversa logica del risultato. Il risultato a livello giovanile deve essere un mezzo per testimoniare una crescita e lo stimolo per le affermazione di riuscita personale,non come avviene nel nostro esasperato iperprofessionismo il fine al quale sacrificare ogni mezzo morale e comportamentale.

Di lato occorre confrontarsi con le associazioni di categoria,come Sindacato Calciatori,ADISE ed in particolare Rappresentativa dei calciatori per evitare e controllare l’incontrollata abitudine di palesare necessità da parte dei giovani ( soprattutto)dei loro genitori di sentirsi tutelati da queste figure più che dalle loro prestazioni in campo,nei rapporti con i propri Clubs,sino dalle fasce d’età più basse.

L’aspetto economico deve tornare ad essere un traguardo,non una considerazione di valore di partenza.

 

Il Grande Calcio Italiano è nato nei vicoli,negli oratori è cresciuto nelle emergenza e con il bisogno,con le giacche a fare da pali,le scarpe sempre quelle e i cortili come stadi,i vetri rotti ogni tanto e come pallone ogni cosa potesse essere tonda. Ma anche senza presupposti come questi,ha saputo cogliere obbiettivi straordinari,come in Spagna ed in Germania,perché è nel nostro DNA,nella nostra cultura,nella nostra tradizione e ci appartiene,sorretto dalla grande passione popolare che lo difende dal Business ad ogni costo. Ma non possiamo contare solo su questo.

Dobbiamo lavorare, tanto,con umiltà e sacrificio,riconoscendo innanzitutto il problema come tale ed approfondendolo,coordinando idee e promuovendole con lucida volontà programmatica .

Dobbiamo riproporre il nostro modo di essere ,non colpevolizzando l’estro ma indirizzarlo curandolo con amore ed insieme decisione .

Un calciatore giovane è come una pianta bella ma delicata: non può avere troppa acqua né troppo poca;non può avere troppa luce,né troppo poca.

Prendiamocene cura con attenzione e premura: allieterà la casa,i nostri Stadi,restituendoci le grandi Emozioni e le Stelle d’ Oro sulla casacca azzurra.

 

 

Giorgio Perinetti

 

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  • xaaen (2012-02-02 20:01:42)

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Commenti: 8

  • #1

    davide scalcione (sabato, 31 luglio 2010 16:02)

    caro direttore, non posso far altro che confermare le sue parole. Come riportato nel suo articolo il calcio italiano è in una fase di decadimento ed è necessario ovviare a questa situazione prendendo importanti decisioni per migliorare i settori giovanili in maniera tale da far emergere sempre piu nuovi talenti, interessati non solo a contratti plurimilionari e popolarità, ma sopratutto al calcio ed ai suoi valori. attualmente a mio avviso si crea troppa pressione mediatica suoi giovani e la cosa andrebbe smorzata permettendo loro di crescere gradualmente. in teoria, per certi aspetti, si dovrebbe tornare indietro di alcuni anni e rivedere alcune cose, forse solo così si potrà ritornare ad avere il calcio italiano ad alti livelli.

  • #2

    michele facchini (lunedì, 23 agosto 2010 13:04)

    'Il Grande Calcio Italiano è nato nei vicoli,negli oratori è cresciuto nelle emergenza e con il bisogno,con le giacche a fare da pali,le scarpe sempre quelle e i cortili come stadi,i vetri rotti ogni tanto e come pallone ogni cosa potesse essere tonda'...
    Caro Direttore,
    ha spiegato in una frase ciò che oggi non esiste più.
    I ragazzi, non si vedono più. oratori ?? vicoli ?? cortili ?? oggi giocano solo a PES sulla Play Station, gli oratori sono abbandonati, i vicoli ed i cortili servono per parcheggiare, i ragazzi che vogliono giocare a calcio devono rivolgersi a strutture a pagamento, con tanto di insegnanti con la lavagnetta...io sono di Bari, lo sà.. di Cassano che rompevano vetri nei vicoli non ce ne saranno più, noi tutti giocavamo per strada, in oratorio, nei cortili facevamo i tornei... oggi per trovare gente che vuole giocare a calcetto, devi mettere le inserzioni sul giornale almeno un mese prima,e chi è disponibile, dà forfait un giorno prima perchè ha il raffreddore !!!
    A presto mio caro Direttore, è sempre un piacere...

  • #3

    Mauro Rizzi (mercoledì, 01 settembre 2010 11:00)

    visto come si è conclusa la campagna acquisti del Bari Le vorrei scrivere alcune cose, La vorrei invitare a ........, ma so bene che non potrà e so bene qual'è il problema di Bari...

    ciao Direttore.

  • #4

    michele ottolino (martedì, 26 ottobre 2010 00:01)

    direttore la rivogliamo a bari..

  • #5

    Gianfranco (martedì, 02 novembre 2010 20:58)

    Ho un sogno ... il ritorno del RE GIORGIO a BARI.
    Sarebbe un'ovazione senza precedenti!

  • #6

    fernando (martedì, 16 novembre 2010 00:29)

    Ciao Giorgio,
    hai ragione su tutta la linea. I Presidenti di oggi vogliono subito guadagnare ad esempio sugli stadi e non gliene importa di investire su strutture ed organizzazioni sportive, magari per ragazzi non proprio benestanti e/o extracomunitari. Sogno la scritta "AS BARI SOCIETA' DEMATARRESSIZZATA" ma forse è più facile salvare le balene....
    Ciao e..a presto !!

  • #7

    maurizio (martedì, 16 novembre 2010 19:05)

    Direttore torna!!! non so come ma torna!!!

  • #8

    Giuseppe (lunedì, 29 novembre 2010 18:01)

    Carissimo direttore la saluto cordialmente...i tifosi baresi non dimenticheranno mai il suo lavoro svolto a Bari...io personalmente non dimenticherò mai la sua commozione per l'addio, avuta in diretta su antenna sud dove era ospite, per la tutta la città di Bari e per i suoi tifosi.
    Augurandole le migliori fortune di questo mondo e magari di riaverla a Bari libera dai Matarrese.

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